Arts Of The Working Class Logo

LA GUERRA DEI MONDI

Una predizione.

Molti si sono illusi che la vittoria di Biden aprisse un’era un po’ meno brutale di quella di Trump. É vero il contrario. Biden ha già espulso più migranti di quanti ne abbia espulsi l’ex presidente in quattro anni, e le sue promesse rooseveltiane non reggono la prova del Congresso, mentre a Minneapolis un referendum ha respinto la riforma della polizia locale. Umiliato davanti a tutto il mondo da coloro che venti anni fa hanno spazzato via il World Trade Center, è spinto a compiere azioni demenziali, come la costituzione dell’AUKUS[1], la fornitura di sommergibili atomici all’Australia, l’avvio di una guerra suicida contro la Cina. Lo sgarbo politico e il danno economico inferto alla Francia e all’Europa sono prova di una vocazione bellicista e suprematista che fa rimpiangere Trump.

TRANQUILLI, NON MORIREMO DI CALDO

Sembra che dopo questa estate di fuochi e di uragani oltre il 50 per cento degli adolescenti siano in ansia perché temono di poter finire male a causa del cambio climatico. Possono tranquillizzarsi: molto più probabilmente, prima di caldo o di tempesta, moriranno di una
guerra destinata a iniziare nell’Estremo oriente, ma non sarà circoscritta a quell’area, e non sarà, come suol dirsi nel gergo macabro dei militari, convenzionale.

Prima di tutto, la creazione dell’AUKUS è un evento del quale occorre analizzare le cause, il significato e soprattutto le conseguenze probabili. Questa alleanza nasce un mese dopo la cocente umiliazione afghana, e rappresenta il tentativo di reagire alla crisi di credibilità americana e al disastro della Brexit. Un presidente americano in caduta di consensi interni, impotente di fronte alla tracotanza islamista, si allea con un primo ministro inglese incapace di fronteggiare lo sgretolamento del Regno unito. L’unione dei tre paesi che incarnano la nostalgia dell’Impero anglo, il razzismo redneck australiano e il nazismo nordamericano, si spinge verso un baratro.

In Europa, invece, la morte cerebrale della NATO, a detta di Macron, lo scollamento tra angloamericani e UE e le diverse posizioni divergenti all’interno dell’Unione, tra chi preferirà seguire i primi e chi rilanciare un programma di riarmo europeo, sono tematiche che crescono con insistenza.

TRE MONDI IN ROTTA DI COLLISIONE

Coloro che hanno compiuto questo passo appaiono come dei dilettanti allo sbaraglio, come Bush che andò su una portaerei a dichiarare che la missione era compiuta. Credono, questi ignoranti, che il confronto con la Cina sia una ripetizione della guerra fredda anti-sovietica. Non è così.

Non è assolutamente così. Quella con l’URSS era una contrapposizione ideologica che opponeva due potenze capaci di comprendere l’una le motivazioni dell’altra perché entrambe espressione della cultura bianca e cristiana. I confronti con l’Islam e con la Cina hanno un carattere del tutto differente perché non hanno fondamento ideologico, e non affondano le radici in una storia di pochi decenni come quella che oppone liberalismo e socialismo.

I tre mondi che entrano ora in rotta di collisione sono antropologicamente alieni, e questa alterità non ha carattere politico ma psico-culturale. Puoi scaricare milioni di tonnellate di esplosivo, incarcerare torturare e uccidere centinaia di migliaia di innocenti civili, come hanno fatto gli occidentali in Iraq e in Afghanistan, a questo non modifica nulla sul piano psico-culturale, anzi approfondisce l’odio, l’irriducibile alienità. Gli occidentali sono impotenti di fronte ad una cultura aliena, come abbiamo visto a Kabul, ma purtroppo, i tre mondi diversamente totalitari - quello cinese quello islamico e quello anglo-americano con l’appendice europea - sono abbastanza potenti da avviare una deriva che può rapidamente condurci alla guerra nucleare. Perché adesso è di questo che si tratta, per la prima volta dalla guerra fredda. I punti di precipitazione del conflitto sono visibili a occhio nudo: Taiwan, Corea e Iran. Non si trascuri il fatto che l’Iran e la Cina hanno stretto recentemente un’alleanza militare della durata di venticinque anni. La strategia dell’AUKUS coalizza di fatto i nemici mortali dell’Occidente perché la classe dirigente occidentale considera eterna la sua predominanza economica e militare, la superiorità della razza bianca e anglo-sassone, e naturalmente la predilezione di Dio.

CAPITALISMO E OCCIDENTE NON SONO LA STESSA COSA

Se è vero che l’Occidente è capitalista non vale il reciproco: il capitalismo non si identifica con l’Occidente, né si riduce ai suoi modelli epistemici e antropologici, e la favola che si stampa quotidianamente su giornali nazionali come La Repubblica in Italia, secondo cui il capitalismo porta la democrazia, non se la bevono più neppure i più imbecilli. La prova sta nel fatto che la Cina, potenza non occidentale, profondamente aliena, inaccessibile alla comprensione dell’occidente per ragioni che non sono politiche ma storiche e antropologiche, sta con ogni evidenza vincendo la competizione economica, pur essendo del tutto incompatibile con il modello liberal-democratico.

Il capitale non prova alcun disgusto per la Cina, anzi la predilige e la premia. Il collettivismo cinese non ha niente a che fare con il comunismo, ha molto a che fare con lo sciame, cioè con la catena di automatismi tecno-linguistici che attraversano il corpo collettivo
dell’etnia Han, facendo di questo miliardo di cervelli un flusso senza resistenze (senza le resistenze determinate dalla formattazione individualistica della cognizione occidentale). Per questo la Cina sta vincendo la gara del capitalismo automatizzato, che si innesca sull’Automa cognitivo cui l’individualismo occidentale non si sottomette altrettanto facilmente. Per questo la Cina vincerà la guerra nucleare che l’AUKUS ha dichiarato, ammesso che alla fine ci sia ancora qualcuno per stabilire chi ha vinto e chi ha perso. L’Occidente, che pur essendo capitalista non è il capitalismo, ama la competizione solo quando la vince. E ora la sta perdendo. Non essendo più vincitore, questa volta l’Occidente non accetta il verdetto dei mercati, e prepara Armageddon. La risposta cinese è stata finora piuttosto british, distaccata, seccata, sprezzante. L’Impero celeste non si scompone per queste piccolezze. L’Occidente declina nel caos, e la Cina sta prevalendo, totalitarismo contro totalitarismo. La guerra dei mondi si avvicina. Per questo si tratta di preparare un’insurrezione impensabile ma urgente.

//